Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, Profilo di giovane donna, 1670 circa
Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, Profilo di giovane donna, 1670 circa

Cat. 23. Giusto Le Court

Autore Giusto Le Court
Dati anagrafici autore Ypres, 1627 - Venezia, 1679
Titolo Profilo di giovane uomo
Datazione 1670 circa
Materia e tecnica Marmo
Misure 26 × 20,5 × 5 cm
Iscrizioni, etichette, cartellini, timbri Nessuna
Acquisizione Legato Federico Zeri, 1988
Numero di inventario Inv. n. 98 ZR 00024
Numeri di inventario precedenti Sc. 150 (1998-2007); Sc. 135; 1998 AC Sculture 00024 (2011-2012); 98 SC ZR024 (2012-2015)
Collocazione Esposto - Sala 13
Scarica PDF
Autore Giusto Le Court
Dati anagrafici autore Ypres, 1627 - Venezia, 1679
Titolo Profilo di giovane donna
Datazione 1670 circa
Materia e tecnica Marmo
Misure 26 × 20,5 × 5 cm
Iscrizioni, etichette, cartellini, timbri Nessuna
Acquisizione Legato Federico Zeri, 1988
Numero di inventario Inv. n. 98 ZR 00025
Numeri di inventario precedenti Sc. 151 (1998-2007); Sc. 136; 1998 AC Sculture 00025 (2011-2012); 98 SC ZR025 (2012-2015)
Collocazione Esposto - Sala 13
Scarica PDF

Sommario

I due rilievi rappresentano un giovane e una giovane visti di profilo, da intendersi probabilmente come “teste di genere”. Si tratta di una tipologia di manufatti diffusa nei territori della Serenissima, dove tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del secolo successivo questi oggetti di piccolo e medio formato erano ricercati dall’esigente collezionismo locale. I due profili, da intendersi con i loro pendants, anch’essi in Accademia Carrara, venivano considerati un tempo opera del bassanese Orazio Marinali dalla critica. Simone Guerriero ha spostato queste prove dal catalogo di Marinali a quello di Giovanni Bonazza, al quale viene oggi comunemente riferita la maggior parte di queste realizzazioni. Quest’indicazione va respinta alla luce della verifica filologica: in essi non si riscontra quella marcata ricerca del carattere e quel temperamento grottesco tipico dei lavori di Bonazza. Il nome più convincente per essi è, invece, quello del fiammingo Giusto Le Court: l’iniziatore della stagione barocca in scultura a Venezia, nonché l’inventore di generi scultorei che avranno grande fortuna. In questo senso, nei quattro rilievi ex Zeri si possono individuare i prototipi, da datare agli anni Settanta del Seicento, di questa particolare tipologia, che conoscerà con gli scultori della generazione successiva un incremento dal punto di vista sia quantitativo sia qualitativo.

Scheda di catalogo

di Alessandro Bruzzone

Descrizione e iconografia

I due rilievi rettangolari qui presi in esame rappresentano un giovane uomo e una giovane donna, entrambi visti di profilo e rivolti uno in direzione dell’altro (figg. 1-2). La figura maschile presenta una chioma lunga e ondulata, articolata in ciocche disordinate, minutamente descritte dallo scultore con insistenza grafica, mentre nella parte bassa si nota il colletto e una porzione dell’abito. Quella femminile è agghindata con tre fiori posizionati sul capo, sotto i quali spunta un piccolo ciuffo di capelli: questi ultimi, pazientemente tratteggiati con la gradina, sembrano intrecciarsi in prossimità della nuca, da lì quindi scendono lateralmente, lungo il collo, posandosi delicatamente sul lembo di veste visibile. L’intonazione espressiva serena, leggermente più sostenuta nel fanciullo e, invece, più lieta nella sua controparte femminile, qualifica i due marmi.

Fig. 1 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa
Fig. 2 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa

Il soggetto delle due opere è di tipo allegorico: esse sono state lette come età dell’uomo o, più verosimilmente, “teste di genere”, un’iconografia che ha goduto di grande fortuna per molto tempo in Laguna (si consideri, ad esempio, il celebre caso della Vecchia di Giorgione, conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia).

Vicenda critica

I due profili – da considerarsi insieme agli altri due di proprietà di Zeri, raffiguranti un vecchio e una vecchia, anch’essi conservati all’Accademia Carrara (cat. n. 22) – sono stati studiati da chi scrive in occasione della mostra del 1989 sulla collezione di sculture di Federico Zeri.1 In tale sede, essi erano stati esposti con un’attribuzione a Orazio Marinali, scultore a cui in passato era stata unanimemente riferita la maggior parte dei marmi veneti di età barocca destinati al collezionismo privato.

Si deve a Simone Guerriero la fondamentale panoramica sui generi della produzione scultorea di piccolo e medio formato, un tempo capillarmente diffusa all’interno delle collezioni veneziane tra Sei e Settecento: lo studioso ha in quell’occasione evidenziato come in esse risultassero spesso presenti, inventari alla mano, piccoli bassorilievi con figure di profilo – solitamente di forma ovale o rettangolare – conservati in cornici scure o dorate.2 Appesi alle pareti di una galleria, di un portico o collocati entro elementi architettonici, tali manufatti erano spesso presentati a coppie o in serie più nutrite, talora quasi alla stregua di elementi di arredo per le sontuose dimore dell’esigente patriziato veneziano. Nel repertoriare gli esemplari di questa particolare tipologia, Guerriero si soffermava sui nostri rilievi, accostandoli al gruppo di nove profili provenienti da Palazzo Grimani a Venezia, apparsi sul mercato antiquario londinese verso il 1990, e ai quindici ovali di Palazzo Nani Mocenigo a San Trovaso. Egli proponeva di riferire queste tre serie all’ambito di Giovanni Bonazza: la gran parte dei lavori appartenente a questa particolare categoria di opere sarebbe allora da ricondurre, nonostante le oscillazioni qualitative, all’attività della bottega di Bonazza.3

Limitatamente ai rilievi qui oggetto d’interesse, la proposta attributiva di Guerriero è stata condivisa nel 2004 dall’allora direttore dell’Accademia Carrara, Francesco Rossi, mentre a mio avviso è possibile ricondurre queste prove allo scalpello del “Bernini adriatico” Giusto Le Court, come ho più volte sostenuto.4

Attribuzione e datazione

Come già sinteticamente spiegato nella scheda dedicata ai due pendants dei nostri rilievi (cat. n. 22), è verosimile che l’invenzione della tipologia del profilo di rilievo di piccolo o medio formato, diffusasi nei territori della Serenissima tra Sei e Settecento, sia da attribuirsi al magistero di Giusto Le Court, “fondatore di scuola in Venezia”, come lo chiamava il conte Leopoldo Cicognara.5

Dal punto di vista stilistico, la temperatura espressiva pacata e la maggiore compostezza, che si riscontra in particolare nelle due figure qui oggetto d’interesse, sembra orientare più in direzione di Le Court che di Giovanni Bonazza. Le prove di questo particolare genere scultoreo certamente riferibili a Bonazza mostrano, infatti, una ricerca del carattere più accentuata, oltre a un approccio più aggressivo nei confronti del marmo, che lo porta a utilizzare il trapano con grande libertà. Mi sembra, insomma, che la qualità del modellato dei quattro rilievi ex Zeri, a cui si deve aggiungere un ottimo stato conservativo degli stessi, giustifichi l’idea che in essi si possa rintracciare il prototipo del genere, a cui si rifecero altri scultori nei decenni successivi, tra cui appunto Giovanni Bonazza.

La natura stessa di questi manufatti, prodotti nelle botteghe veneziane in maniera quasi seriale e oggi perlopiù privati del loro contesto originario, rende difficile datarli con precisione e, più in generale, stabilire quanto eseguito prima e quanto, invece, realizzato in un secondo tempo. Concordo con Guerriero nel ritenere i rilievi oggi all’Accademia Carrara tra i più antichi appartenenti a questa tipologia: l’attribuzione a Le Court, tuttavia, impone di ancorare questi lavori non agli ultimi due decenni del Seicento, come sostenuto dallo studioso, ma agli anni Settanta del secolo (il fiammingo morì infatti nel 1677).6 Si tratterebbe quindi di un’invenzione nata nella tarda bottega di Giusto Le Court, ripetuta in seguito dagli allievi del maestro e diffusasi in poco tempo: questi oggetti divennero una presenza comune a molte collezioni veneziane, tanto da essere richiesti ancora nei primi decenni del Settecento.

Provenienza

Provenienza e storia museale

Secondo quanto riferito da Federico Zeri, i rilievi, insieme agli altri due raffiguranti il Profilo di anziano e il Profilo di anziana (cat. n. 22), riemergono intorno al 1960 sul mercato antiquario fiorentino; risale con ogni probabilità a questa circostanza il loro acquisto da parte dello storico dell’arte. 7

Rimasti nella villa di Mentana fino alla scomparsa di Zeri nel 1998, i rilievi sono giunti all’Accademia Carrara in seguito al legato testamentario da lui disposto a favore dell’istituzione museale bergamasca. Tra il 2000 e il 2008 furono esposti a parete entro cornici lignee nella sala XII, al secondo piano del percorso museale. Nel 2008, con la chiusura del museo per i lavori di ristrutturazione, i due marmi furono trasferiti nei depositi, per essere nuovamente esposti nella sala XXIV, intitolata Le sculture della raccolta di Federico Zeri, con la riapertura dell’Accademia Carrara nell’aprile 2015. In quell’occasione furono inseriti in un nuovo sistema di montaggio, che ne proteggeva i bordi, e presentati accanto agli altri due rilievi attribuiti a Giusto Le Court (cat n. 22) e a quelli riferiti a Giovanni Bonazza (cat n. 24). Nel nuovo allestimento museale, inaugurato nel gennaio 2023, i rilievi sono esposti nella sala XIII, intitolata Venezia tra Seicento e Settecento.

Conservazione e restauri

Stato di conservazione

Il rilievo raffigurante il Profilo di giovane uomo è realizzato in marmo bianco, a grana fine e debolmente venato. Sono visibili i segni degli strumenti tradizionali della lavorazione del marmo: la gradina, in questo caso a due denti, diffusamente impiegata per la resa delle ciocche dei capelli (fig. 3), e il trapano per i sottosquadri più profondi, soprattutto in corrispondenza dei tratti del viso, dell’orecchio e di alcuni dettagli dell’abito (fig. 4).

Fig. 3 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 4 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)

La finitura superficiale varia in relazione ai materiali rappresentati: lucida, compatta e liscia per l’incarnato e lo sfondo, porosa e vibrante per i capelli e l’abito (fig. 5).

Fig. 5 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)

Il rilievo è in buono stato di conservazione, fatta eccezione per alcuni piccoli graffi al di sotto dell’orecchio e per una leggera alterazione cromatica dell’incarnato (fig. 6), che presenta una tonalità più scura, quasi bruna, rispetto alle altre superfici. Tale alterazione potrebbe essere riconducibile a un trattamento, originale o di restauro, con sostanze organiche quali oli o cere e alla conseguente formazione di patine di ossalati di calcio. Nell’angolo inferiore sinistro è inoltre presente una piccola traccia scura, di forma quadrata, probabilmente costituita da residui dell’adesivo di un’etichetta cartacea oggi rimossa (fig. 7).

Fig. 6 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 7 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)

Analogamente al suo corrispettivo maschile, anche il Profilo di giovane donna è in buono stato di conservazione e conserva ben leggibili le tracce degli strumenti impiegati. Particolarmente evidente è l’uso regolare della gradina nei capelli (fig. 8) e del trapano nei dettagli dell’acconciatura, come gli elementi floreali sulla fronte e le ciocche intrecciate sopra l’orecchio, scandite da fori distribuiti ritmicamente lungo la capigliatura (figg. 9-10).

Fig. 8 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 9 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 10 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)

La superficie lapidea presenta una leggera alterazione cromatica, più evidente nelle zone maggiormente esposte (fig. 11), forse riconducibile all’applicazione di sostanze organiche utilizzate per una patinatura originale o nel corso di un successivo intervento di restauro. Nell’angolo inferiore sinistro si osserva infine una piccola macchia quadrata, analoga a quella del Profilo di giovane uomo e probabilmente costituita da residui dell’adesivo di un’etichetta cartacea (fig. 12).

Fig. 11 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 12 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)

Restauri

2011 - Alda Traversi: manutenzione.

Esposizioni

Esposizioni

Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989, cat. n. 14.

I Tiepolo e il Settecento vicentino, Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa, 26 maggio - 20 settembre 1990, cat. n. 7.16.1.

La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000, cat. s.n.

Orazio Marinali e la scultura veneta fra Sei e Settecento, Vicenza, Palazzo Thiene, 6 dicembre 2002 - 12 gennaio 2003, cat. nn. 29c-d.

Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011, cat. nn. 18-19.

Rencontres à Venise: Étrangers et Vénitiens dans l’art du XVIIe siècle, Ajaccio, Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts, 29 giugno - 1° ottobre 2018, cat. n. 59.

Bibliografia

Bibliografia

Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 42-43 cat. n. 14 [Orazio Marinali].

Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 78 [Orazio Marinali].

Franco Barbieri, Le scene della scultura, in I Tiepolo e il Settecento vicentino, catalogo della mostra (Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa, 26 maggio - 20 settembre 1990), a cura di Fernando Rigon, Maria Elisa Avagnina, Franco Barbieri, Lionello Puppi, Remo Schiavo, Milano, Electa, 1990, pp. 226-229, 242 cat. n. 7.16.1 [Orazio Marinali].

Federico Zeri, Confesso che ho sbagliato. Ricordi autobiografici, Milano, Longanesi, 1995, p. 148 [Orazio Marinali].

Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 60-61 [Orazio Marinali].

Susanna Zanuso, s.v. Orazio Marinali, in La scultura a Venezia da Sansovino a Canova, a cura di Andrea Bacchi, Milano, Longanesi, 2000, p. 756 [Orazio Marinali].

Simone Guerriero, in Orazio Marinali e la scultura veneta fra Sei e Settecento, catalogo della mostra (Vicenza, Palazzo Thiene, 6 dicembre 2002 - 12 gennaio 2003), a cura di Monica De Vincenti, Simone Guerriero, Fernando Rigon, Cittadella, Biblos, 2002, pp. 83-86 cat. nn. 29c-d [Giovanni Bonazza].

Simone Guerriero, Le alterne fortune dei marmi: busti, teste di carattere e altre “scolture moderne” nelle collezioni veneziane tra Sei e Settecento, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento: nuovi studi, atti della giornata di studi (Venezia, Palazzo Franchetti, 30 novembre 2001), a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002, pp. 95-96 [Giovanni Bonazza].

Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, presentazione di Rossana Bossaglia, Bergamo, Bolis, 2003, p. 114 [Orazio Marinali].

Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno - 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 27 [Giovanni Bonazza].

Andrea Bacchi, “Le cose più belle e principali nelle chiese di Venezia sono opere sue”: Giusto Le Court a Santa Maria della Salute (e altrove), in «Nuovi studi», 12, 2006, pp. 147-148, ill. 202 [Giusto Le Court].

Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, p. 80 cat. n. 18 [Orazio Marinali].

Andrea Bacchi, in Rencontres à Venise: Étrangers et Vénitiens dans l’art du XVIIe siècle, catalogo della mostra (Ajaccio, Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts, 29 giugno – 1° ottobre 2018), a cura di Linda Borean, Stefania Mason, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2018, pp. 244-245 cat. n. 59 [Giusto Le Court].

Note

Note

  1. Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 42-43. ↩︎

  2. Simone Guerriero, Le alterne fortune dei marmi: busti, teste di carattere e altre “scolture moderne” nelle collezioni veneziane tra Sei e Settecento, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento: nuovi studi, atti della giornata di studi (Venezia, Palazzo Franchetti, 30 novembre 2001), a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002, pp. 73-149. ↩︎

  3. S. Guerriero, Le alterne fortune… cit. (nota 2), 2002, pp. 95-96. ↩︎

  4. Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno - 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 27; Andrea Bacchi, “Le cose più belle e principali nelle chiese di Venezia sono opere sue”: Giusto Le Court a Santa Maria della Salute (e altrove), in «Nuovi studi», 12, 2006, pp. 147-148; Andrea Bacchi, in Rencontres à Venise: Étrangers et Vénitiens dans l’art du XVIIe siècle, catalogo della mostra (Ajaccio, Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts, 29 giugno – 1° ottobre 2018), a cura di Linda Borean, Stefania Mason, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2018, pp. 244-245. ↩︎

  5. Leopoldo Cicognara, Storia della scultura dal suo risorgimento in Italia sino al secolo di Canova, 2° ed., 7 voll., Prato, Fratelli Giacchetti, 1823-1824, VI, 1824, p. 228. ↩︎

  6. Si veda Simone Guerriero, in Collezione G&R Etro. Marmi e bronzi, a cura di Andrea Bacchi, Roma, Officina libraria, 2025, p. 304. ↩︎

  7. A. Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 1), 1989, p. 46. ↩︎

Fig. 1 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa
Fig. 2 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa
Fig. 3 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 4 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 5 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 6 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 7 – Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, 1670 circa (particolare)
Fig. 8 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 9 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 10 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 11 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Fig. 12 – Giusto Le Court, Profilo di giovane donna, 1670 circa (particolare)
Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, Profilo di giovane donna, 1670 circa
Giusto Le Court, Profilo di giovane uomo, Profilo di giovane donna, 1670 circa
of