Sommario
I due rilievi rappresentano un vecchio e una vecchia visti di profilo, da intendersi probabilmente come “teste di genere”. Si tratta di una tipologia di manufatti diffusa nei territori della Serenissima, dove tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del secolo successivo questi oggetti di piccolo e medio formato erano ricercati dall’esigente collezionismo locale. I due profili, da intendersi con i loro pendants, anch’essi in Accademia Carrara, un tempo venivano considerati dalla critica opera del bassanese Orazio Marinali. Simone Guerriero ha spostato queste prove dal catalogo di Marinali a quello di Giovanni Bonazza, al quale viene oggi comunemente riferita la maggior parte di queste realizzazioni. Quest’indicazione va respinta alla luce della verifica filologica: in essi non si riscontra quella marcata ricerca del carattere e quel temperamento grottesco tipico dei lavori di Bonazza. Il nome più convincente per essi è, invece, quello del fiammingo Giusto Le Court: l’iniziatore della stagione barocca in scultura a Venezia, nonché l’inventore di generi scultorei che avranno grande fortuna. In questo senso, nei quattro rilievi ex Zeri si possono individuare i prototipi, da datare agli anni Settanta del Seicento, di questa particolare tipologia, che conoscerà con gli scultori della generazione successiva un incremento dal punto di vista sia quantitativo sia qualitativo.
Scheda di catalogo
di Alessandro Bruzzone
Descrizione e iconografia
I due rilievi rettangolari qui presi in esame raffigurano un vecchio e una vecchia, entrambi visti di profilo, rivolti uno in direzione dell’altro e aventi la bocca schiusa, come in un ideale dialogo (figg. 1-2). La figura maschile calza una fascia per tenere fermi i capelli, articolati in ciocche folte e voluminose, inoltre presenta nella parte bassa un sottile lembo di panneggio, vivacemente animato grazie all’uso della sgorbia e alla decorazione a “rigatino” della stoffa. Quella femminile, invece, è cinta da un velo che avvolge tutta la parte posteriore del cranio e la nuca, e che si chiude in un nodo poco sotto il mento. A colpire è l’espressività dei due personaggi: il risalto dato agli zigomi e, più in generale, ai tratti fisiognomici contribuisce ad acuire lo stato di decrepitezza fisica, evidente soprattutto nella vecchia.
Dal punto di vista della lettura iconografica queste opere sono state considerate invenzioni dal carattere allegorico, “teste di genere”, sostanzialmente in linea, quindi, con l’interesse verso simili soggetti che si può riscontrare nella coeva pittura veneziana, ma anche con gli studi fisiognomici di Giovanni Battista Della Porta.
Vicenda critica
I due profili – da considerarsi insieme agli altri due di proprietà di Zeri, raffiguranti un giovane e la sua controparte femminile, anch’essi conservati all’Accademia Carrara (cat. n. 23) – sono stati studiati da chi scrive in occasione della mostra del 1989 sulla collezione di sculture di Federico Zeri. In tale sede, essi erano stati esposti con un’attribuzione a Orazio Marinali, scultore a cui in passato era stata unanimemente riferita la maggior parte dei marmi veneti di età barocca destinati al collezionismo privato.1
Si deve a Simone Guerriero la fondamentale panoramica sui generi della produzione scultorea di piccolo e medio formato, un tempo capillarmente diffusa all’interno delle collezioni veneziane tra Sei e Settecento: lo studioso ha in quell’occasione evidenziato come in esse risultassero spesso presenti, inventari alla mano, piccoli bassorilievi con figure di profilo – solitamente di forma ovale o rettangolare – conservati in cornici scure o dorate.2 Appesi alle pareti di una galleria, di un portico o collocati entro elementi architettonici, tali manufatti erano spesso presentati a coppie o in serie più nutrite, talora quasi alla stregua di elementi di arredo per le sontuose dimore dell’esigente patriziato veneziano. Nel repertoriare gli esemplari di questa particolare tipologia, Guerriero si soffermava sui nostri rilievi, accostandoli al gruppo di nove profili provenienti da Palazzo Grimani a Venezia, apparsi sul mercato antiquario londinese verso il 1990, e ai quindici ovali di Palazzo Nani Mocenigo a San Trovaso. Egli proponeva di riferire queste tre serie all’ambito di Giovanni Bonazza: la gran parte di questa particolare categoria di opere sarebbe allora da ricondurre, nonostante le oscillazioni qualitative, all’attività della bottega di Bonazza.3
Limitatamente ai rilievi qui oggetto d’interesse, la proposta attributiva di Guerriero è stata condivisa nel 2004 dall’allora direttore dell’Accademia Carrara, Francesco Rossi, mentre a mio avviso è possibile ricondurre queste prove allo scalpello del “Bernini adriatico” Giusto Le Court, come ho già sostenuto.4
Attribuzione e datazione
Giusto Le Court è il padre della scultura barocca veneziana: quest’assunto, condiviso sostanzialmente da tutti gli studiosi a partire dalla riscoperta dell’artista, appare davvero difficile da mettere in discussione. Il fiammingo, infatti, viene non solo considerato dalla critica il regista del più impressionante cantiere di scultura monumentale della Venezia del suo tempo, ovvero la basilica della Salute, ma anche l’inventore di generi scultorei nuovi, come i busti di filosofi antichi, assai richiesti dall’esigente collezionismo veneziano dell’epoca.
È pertanto logico individuare in Le Court anche l’ideatore del profilo a rilievo di piccolo o medio formato, una tipologia di opere solitamente di soggetto allegorico, che talora si presta anche a contenuti storici o, in un singolo caso, a esigenze di carattere ritrattistico: si tratta di una tipologia che avrà grande fortuna nei decenni successivi alla morte dello scultore.5 L’analisi stilistica dei quattro rilievi oggetto d’interesse mi sembra suffragare quest’ipotesi: credo, infatti, che in essi non trapeli quella caratterizzazione sottolineata, quasi grottesca, che si riscontra nelle prove di questo genere riferibili con certezza a Giovanni Bonazza. Dal punto di vista tecnico, inoltre, l’uso del trapano spericolato tipico del linguaggio di Bonazza appare qui fortemente ridimensionato. Ritengo che in queste prove, complice anche l’eccellente stato di conservazione, si possano ipoteticamente riconoscere i prototipi del genere: è forse guardando a esse, infatti, che gli scultori veneziani della generazione successiva a Le Court ripresero questa tipologia, adattandola alla propria cultura figurativa e ottenendo risultati di volta in volta diversi.
Ribadire la paternità lecourtiana per i quattro rilievi ex Zeri significa necessariamente anche anticipare la datazione proposta per essi da Guerriero: non gli ultimi due decenni del Seicento, bensì il decennio precedente.6 Si tratterebbe quindi di un’invenzione nata nella tarda bottega di Giusto Le Court, ripetuta in seguito dagli allievi del maestro e diffusasi in poco tempo: questi oggetti divennero una presenza comune a molte collezioni veneziane, tanto da essere richiesti ancora nei primi decenni del Settecento.
Provenienza
Provenienza e storia museale
Stando alle informazioni trasmesse da Federico Zeri, i rilievi, insieme agli altri due raffiguranti il Profilo di giovane uomo e il Profilo di giovane donna (cat. n. 23), riemergono intorno al 1960 sul mercato antiquario fiorentino; risale con ogni probabilità a questa circostanza il loro acquisto da parte dello storico dell’arte. 7
Rimasti nella villa di Mentana fino alla scomparsa di Zeri nel 1998, i rilievi sono giunti all’Accademia Carrara in seguito al legato testamentario da lui disposto a favore dell’istituzione museale bergamasca. Tra il 2000 e il 2008 furono esposti a parete entro cornici lignee nella sala XII, al secondo piano del percorso museale. Nel 2008, con la chiusura del museo per i lavori di ristrutturazione, i due marmi furono trasferiti nei depositi, per essere nuovamente esposti nella sala XXIV, intitolata Le sculture della raccolta di Federico Zeri, con la riapertura dell’Accademia Carrara nell’aprile 2015. In quell’occasione furono inseriti in un nuovo sistema di montaggio, che ne proteggeva i bordi, e presentati accanto agli altri due rilievi attribuiti a Giusto Le Court (cat. n. 23) e a quelli riferiti a Giovanni Bonazza (cat n. 24). Nel nuovo allestimento museale, inaugurato nel gennaio 2023, i rilievi sono esposti nella sala XIII, intitolata Venezia tra Seicento e Settecento.
Conservazione e restauri
Stato di conservazione
Il rilievo raffigurante il Profilo di vecchio è realizzato in marmo bianco, a grana fine e debolmente venato; l’ottimo stato di conservazione consente di leggere con chiarezza i segni degli strumenti impiegati nella lavorazione.
Il volto si stacca nitidamente dallo sfondo sia per il rilievo sia per la finitura, più accuratamente levigata e lucidata (fig. 3). I capelli sono lavorati prevalentemente a gradina, con alcune ciocche marcate da fori di trapano (fig. 4). Tracce di trapano, eseguite con punte di diverse dimensioni, sono riconoscibili anche nella barba e in corrispondenza di narici, bocca, occhi e orecchio; accanto a quest’ultimo, netti colpi di una gradina a tre denti consentono di identificare con precisione lo strumento utilizzato (fig. 5).
Nella parte inferiore del rilievo, in corrispondenza del drappeggio, si osservano sottili graffi, interpretabili come tracce di raspa o lima su una superficie volutamente non levigata oppure come segni di lavorazione resi più evidenti dall’assottigliamento superficiale dovuto al degrado. Nella stessa area è presente un’alterazione cromatica bruna riconducibile alla presenza di ossalati (fig. 6).
Analogamente al corrispettivo maschile, anche nel Profilo di vecchia l’ottimo stato di conservazione consente di leggere con chiarezza le diverse fasi della lavorazione. La figura si distingue dal fondo per la maggiore levigatura e lucidatura delle superfici, particolarmente evidente nell’incarnato (fig. 7). I sottosquadri più profondi dei dettagli anatomici del volto e delle pieghe del velo sono ottenuti con il trapano (fig. 8), mentre la decorazione del velo è costituita da sottili linee parallele, probabilmente realizzate con uno strumento simile alla gradina, ma a denti più fini (fig. 9).
L’unico fenomeno di degrado evidente è la perdita dell’angolo inferiore destro, probabilmente dovuta a un danno meccanico non recente (fig. 10).
Restauri
2011 - Alda Traversi: manutenzione.
Esposizioni
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989, cat. n. 14.
I Tiepolo e il Settecento vicentino, Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa, 26 maggio - 20 settembre 1990, cat. n. 7.16.1.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000, s.n.
Orazio Marinali e la scultura veneta fra Sei e Settecento, Vicenza, Palazzo Thiene, 6 dicembre 2002 - 12 gennaio 2003, cat. nn. 29a-b.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011, cat. nn. 16-17.
Bibliografia
Bibliografia
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 42-43 cat. n. 14 [Orazio Marinali].
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 78 [Orazio Marinali].
Franco Barbieri, Le scene della scultura, in I Tiepolo e il Settecento vicentino, catalogo della mostra (Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa, 26 maggio - 20 settembre 1990), a cura di Fernando Rigon, Maria Elisa Avagnina, Franco Barbieri, Lionello Puppi, Remo Schiavo, Milano, Electa, 1990, pp. 226-229, 242 cat. n. 7.16.1 [Orazio Marinali].
Federico Zeri, Confesso che ho sbagliato. Ricordi autobiografici, Milano, Longanesi, 1995, p. 148 [Orazio Marinali].
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 60-61 [Orazio Marinali].
Susanna Zanuso, s.v. Orazio Marinali, in La scultura a Venezia da Sansovino a Canova, a cura di Andrea Bacchi, Milano, Longanesi, 2000, p. 756 [Orazio Marinali].
Simone Guerriero, in Orazio Marinali e la scultura veneta fra Sei e Settecento, catalogo della mostra (Vicenza, Palazzo Thiene, 6 dicembre 2002 - 12 gennaio 2003), a cura di Monica De Vincenti, Simone Guerriero, Fernando Rigon, Cittadella, Biblos, 2002, pp. 83-86 cat. nn. 29a-b [Giovanni Bonazza].
Simone Guerriero, Le alterne fortune dei marmi: busti, teste di carattere e altre “scolture moderne” nelle collezioni veneziane tra Sei e Settecento, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento: nuovi studi, atti della giornata di studi (Venezia, Palazzo Franchetti, 30 novembre 2001), a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002, pp. 95-96 [Giovanni Bonazza].
Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, presentazione di Rossana Bossaglia, Bergamo, Bolis, 2003, p. 114 [Orazio Marinali].
Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno - 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 27 [Giovanni Bonazza].
Andrea Bacchi, “Le cose più belle e principali nelle chiese di Venezia sono opere sue”: Giusto Le Court a Santa Maria della Salute (e altrove), in «Nuovi studi», 12, 2006, pp. 147-148, ill. 201 [Giusto Le Court].
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, p. 79 cat. nn. 16-17 [Orazio Marinali].
Note
Note
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Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 42-43. ↩︎
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Simone Guerriero, Le alterne fortune dei marmi: busti, teste di carattere e altre “scolture moderne” nelle collezioni veneziane tra Sei e Settecento, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento: nuovi studi, atti della giornata di studi (Venezia, Palazzo Franchetti, 30 novembre 2001), a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002, pp. 73-149. ↩︎
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S. Guerriero, Le alterne fortune… cit. (nota 2), 2002, pp. 95-96. ↩︎
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Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno - 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 27; Andrea Bacchi, “Le cose più belle e principali nelle chiese di Venezia sono opere sue”: Giusto Le Court a Santa Maria della Salute (e altrove), in «Nuovi studi», 12, 2006, pp. 147-148. ↩︎
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Mi riferisco ai medaglioni raffiguranti uomini e donne illustri, oggi ai Musei Civici di Padova ma provenienti dalla biblioteca del convento patavino di San Giovanni di Verdara, e al ritratto della contessa Buzzaccarrini. Per i primi si vedano le schede di Monica De Vincenti, Paola Rossi e Simone Guerriero in Dal Medioevo a Canova. Sculture dei Musei Civici di Padova dal Trecento all’Ottocento, catalogo della mostra (Padova, Musei Civici, 20 febbraio – 16 luglio 2000), a cura di Davide Banzato, Monica De Vincenti, Franca Pellegrini, Venezia, Marsilio, 2000, pp. 160-166, 169-192, nn. 84-93, 97-172; per il secondo Simone Guerriero, in Collezione G&R Etro. Marmi e bronzi, a cura di Andrea Bacchi, Roma, Officina libraria, 2025, pp. 304-305. ↩︎
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S. Guerriero, in Collezione G&R Etro… cit. (nota 5), 2025, p. 304. ↩︎
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A. Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 1), 1989, p. 46. ↩︎