Cover Francesco Celebrano, Testa di donna ridente - Testa di uomo ridente, 1740-1760
Cover Francesco Celebrano, Testa di donna ridente - Testa di uomo ridente, 1740-1760

Cat. 28. Francesco Celebrano

Autore Francesco Celebrano
Dati anagrafici autore Napoli, 27 marzo 1729 – 22 giugno 1814
Titolo Busto di donna che ride
Datazione 1765-1785 circa
Materia e tecnica Marmo
Misure 57 × 30 × 22 cm (con piedistallo); 16 × 15,5 × 15,5 cm (piedistallo)
Iscrizioni, etichette, cartellini, timbri Nessuna
Acquisizione Legato Federico Zeri, 1988
Numero di inventario Inv. n. 98 ZR 00035
Numeri di inventario precedenti Sc. 161 (1998-2007); Sc. 162; Sc. 147; 1998 AC Sculture 00035 (2011-2012); 98 SC ZR035 (2012-2015)
Collocazione Non esposto
Scarica PDF
Autore Francesco Celebrano
Dati anagrafici autore Napoli, 27 marzo 1729 – 22 giugno 1814
Titolo Busto di uomo che ride
Datazione 1765-1785 circa
Materia e tecnica Marmo
Misure 57 × 30 × 22 cm (con piedistallo); 16 × 15,5 × 15,5 cm (piedistallo)
Iscrizioni, etichette, cartellini, timbri Nessuna
Acquisizione Legato Federico Zeri, 1988
Numero di inventario Inv. n. 98 ZR 00036
Numeri di inventario precedenti Sc. 162 (1998-2007); Sc. 163; Sc. 148; 1998 AC Sculture 00036 (2011-2012); 98 SC ZR036 (2012-2015)
Collocazione Non esposto
Scarica PDF

Sommario

I due Busti che ridono sono attribuiti allo scultore, pittore e ceramista napoletano Francesco Celebrano e, più che personaggi dall’identità precisa, rappresentano tipi convenzionali. Per il carattere espressivo, sono vicini alla pittura di genere di Giuseppe Bonito e di Gaspare Traversi e alla tradizione, tipicamente napoletana, dei presepi. Nonostante le fisionomie quasi caricaturali, il materiale impiegato nelle sculture è il marmo, solitamente riservato a soggetti alti. La recente comparsa sul mercato antiquario di un’altra coppia di Busti che ridono, anch’essa attribuita a Celebrano, offre nuovi termini di confronto, evidenziando la componente grottesca di queste invenzioni scultoree. È stata ipotizzata una committenza legata alla cerchia di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, tra i primi mecenati dell’opera buffa napoletana, il cui gusto offre un possibile contesto per la produzione di questi busti.

Scheda di catalogo

di Agostino Allegri

Descrizione e iconografia

Non si conosce l’identità dei personaggi effigiati nei due busti: uno dei due, più giovane d’aspetto, indossa una cuffia che lascia uscire i capelli e le orecchie (fig. 1); l’altro, dal naso pronunciato, mostra qualche ruga in più e una chioma di ricci con stempiature profonde (fig. 2). Entrambi hanno il collo grassoccio e gli occhi lisci, senza iridi scolpite. Ad accomunare i due volti è anche l’espressione: un sorriso largo, che mette in mostra buona parte dei denti e deforma i tratti del volto. Difficile dire di più dato che i tratti fisionomici sono abbastanza generici. La presenza della cuffia ha indotto a connotare uno dei due busti come femminile (fig. 3):1 un copricapo simile si ritrova infatti nell’ambito della pittura napoletana, solitamente associato a donne di estrazione popolare, oltre che nel costume tradizionale di Procida.2 Bisogna tenere in conto però che cuffie semplici si possono trovare anche in testa ai ragazzi.3

Fig. 1 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 2 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 3 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760

È verosimile che i due busti, identici per materiale e misure, siano stati concepiti dall’autore come pendant: così almeno suggerisce il fatto che sembrano voltarsi l’uno verso l’altro. Sul retro, inoltre, il blocco di marmo di entrambi è scavato in modo tale da creare una base di appoggio che doveva permettere alle due sculture di reggersi da sole (figg. 4-5).4 Sarebbe interessante sapere qualcosa di più sul contesto in cui le due sculture, dal soggetto grottesco ma dal materiale nobile, potevano ambientarsi: dal punto di vista tipologico, la coppia di Busti che ridono recentemente emersa sul mercato antiquario fornisce un parallelo ai marmi della Carrara, prima ritenuti un caso isolato.

Fig. 4 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 5 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760

Come si può ricavare dalla vicenda critica, il nome di Francesco Celebrano – scultore, pittore e ceramista napoletano5 – è stato speso per i due busti della Carrara da Teodoro Fittipaldi e, a più riprese, da Andrea Bacchi. L’attribuzione è fondata sulla vicinanza non tanto con la produzione documentata in marmo dell’artista ma con le sculture di piccolo formato destinate ai presepi. In effetti, volti simili per fisionomia ed espressione si trovano agilmente tra le comparse dei presepi napoletani della seconda metà del ’700 (solo per fare un esempio, l’Avventrice del Bayerisches Nationalmuseum di Monaco, fig. 6, o il Tavernaro della collezione Catello, presso il Museo di Capodimonte di Napoli, fig. 7):6 la sfida è ancora oggi isolare, in una produzione complessa e partecipata come quella presepiale – solo parzialmente bonificata dagli studi –7 l’apporto specifico di Celebrano.

Fig. 6 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 7 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride (particolare), 1740-1760

Vicenda critica

Come gran parte delle sculture della donazione Zeri, i due busti sono resi noti e illustrati per la prima volta da Andrea Bacchi nel 1989.8 In questa occasione è speso il nome di Francesco Celebrano sulla scorta di un’attribuzione tradizionale, che era stata confermata a Zeri da Teodoro Fittipaldi, pioniere degli studi sulla scultura napoletana del Settecento e sui presepi. Più che alla produzione in marmo di Celebrano, Bacchi accosta le due sculture «alle non poche figure da presepio da lui realizzate lungo tutto l’arco della sua operosità, ove non è traccia di quella logora grammatica tardobarocca che qualifica invece, nella maggior parte dei casi, le sue imprese più impegnative». I due busti, unicum nella produzione dello scultore, riprendono infatti il «taglio compositivo» delle terrecotte da presepe e sono caratterizzate dallo stesso «naturalismo pungente e non di rado caricaturale»: un tratto espressivo su cui «non è da escludere un riflesso della pittura di Giuseppe Bonito». La mancanza di puntelli cronologici nell’attività di Celebrano come presepista rende difficile circoscrivere la datazione dei due marmi all’interno del suo percorso.

Il discorso è ripreso una decina d’anni più tardi nell’ambito della mostra che, al Palazzo della Ragione di Bergamo, presenta la donazione Federico Zeri: in questa occasione i due busti sono affiancati a due Bambine dipinte da Antonio Amorosi (Bergamo, Accademia Carrara, invv. 06AC00944-06AC00945) in virtù dell’«identico fenomeno di rappresentazione: non si tratta di veri ritratti ma piuttosto di “tipi” idealizzati, a loro modo convenzionali, riconducendo una vena vivacemente realistica ad una finalità sostanzialmente ornamentale».9

Si inseriscono nello stesso solco gli interventi, redatti per due ulteriori occasioni espositive, di Carlo La Bella e di Tomas Lochman, che istituisce un parallelo, sul fronte espressivo, tra i marmi in questione e le opere contemporanee di Franz Xaver Messerschmidt.10 Sulla scorta di quanto affermato dagli studi, Gian Marco Russo ritorna sul fatto che le sculture dell’Accademia Carrara possono essere viste come la «traduzione dalle teste di carattere tipiche della scultura presepiale o della pittura di genere di Giuseppe Bonito e Gaspare Traversi, entrambi allievi di Solimena proprio come Celebrano».11 Come paralleli in pittura cita: la Scena di genere con maschera di Bonito presso il Museo di Capodimonte di Napoli (inv. Q 1930, n. 486), il Ragazzo con fiasco di vino di Traversi presso la Collezione D’Errico di Palazzo San Gervasio, Matera (inv. 63) e, dello stesso pittore, la Suonatrice di mandolino del Musée Granet di Aix-en-Provence (inv. 860.1.605). La commissione, secondo Russo, potrebbe essere nata nella cerchia di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero e regista del complesso programma iconografico – a cui anche Celebrano partecipa – di Santa Maria della Pietà a Napoli (meglio nota come Cappella Sansevero).

La recente comparsa (2026), presso l’antiquario fiorentino Massimo Tettamanti, di un’altra coppia, uomo e donna, di Busti che ridono ha fornito un termine di paragone per quelli dell’Accademia Carrara (figg. 8-9).12 Sulla scorta di questa affinità, il nome di Celebrano è stato avanzato anche per i marmi apparsi sul mercato, da Gian Giotto Borrelli e da Andrea Bacchi. Nella scheda antiquariale dei due busti, di «attestata provenienza napoletana», Bacchi mette in luce le differenze rispetto alle opere dell’Accademia Carrara – la presenza del vestiario, i tratti marcati del volto, la risata ancora più sguaiata – e ne sottolinea la componente grottesca. Alcuni caratteri formali permettono, secondo lo studioso, di avvicinare le due sculture sul mercato alla Deposizione scolpita da Celebrano come pala d’altare per la Cappella Sansevero (in lavorazione nel 1766). Da ultimo, immaginando un contesto di fruizione per questo tipo di sculture, Bacchi richiama l’origine napoletana dell’opera buffa – un genere musicale nuovo sviluppatosi a partire dagli intermezzi comici delle opere di carattere serio – tra i cui primi mecenati è da annoverare il principe Raimondo di Sangro.

Fig. 8 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 9 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760

Provenienza

Provenienza e storia museale

La provenienza dei busti non risale oltre Federico Zeri: l’unica indicazione dei passaggi precedenti, difficilmente precisabile, è «Parigi, collezione privata; Milano, collezione privata 1974 ca.».13 Nel 1998 giungono in Accademia Carrara insieme con le altre sculture del lascito Zeri. Tra il 2000 e il 2008 sono esposte sul pianerottolo in cima allo scalone. Alla riapertura del museo, nell’aprile 2015, le due opere sono visibili lungo una delle pareti della sala 24 – il salone d’onore al primo piano – insieme con gran parte delle sculture Zeri, mentre nell’ultimo allestimento, aperto al pubblico nel gennaio 2023, sono state collocate in deposito.

Conservazione e restauri

Stato di conservazione

La coppia di busti è realizzata in marmo bianco leggermente venato. Entrambi sono fissati a basamenti probabilmente non originali, ma solidali alle sculture, forse mediante perni metallici (figg. 10-11). Le superfici a vista sembrano inoltre trattate con uno strato protettivo, il cui aspetto lucido e compatto potrebbe essere compatibile con l’impiego di una cera. In entrambe le sculture, l’accurata levigatura e lucidatura delle superfici non consente di riconoscere le tracce degli strumenti impiegati nella lavorazione, fatta eccezione per la base d’appoggio dei busti, interamente lavorata a gradina (figg. 12-13).

Fig. 10 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 11 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 12 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 13 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760

Il Busto di donna che ride si presenta in ottimo stato di conservazione, con limitati ingiallimenti sulle parti più sporgenti del volto, in particolare fronte, naso e guance (fig. 14). La base è interessata da un’importante frattura longitudinale che attraversa l’intera superficie lapidea. Il danno potrebbe essere di natura meccanica oppure derivare da un difetto originario del blocco marmoreo, accentuatosi nel tempo fino al distacco del frammento. La porzione è stata successivamente riadesa, come risulta evidente osservando il retro (fig. 15), probabilmente mediante una resina sintetica, e stuccata con una malta ampiamente debordante lungo i margini della frattura. Anche il basamento presenta un danno meccanico: uno degli angoli, completamente mancante, è stato reintegrato mediante un tassello realizzato con un materiale differente (fig. 16).

Fig. 14 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride (particolare), 1740-1760
Fig. 15 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760, Firenze, Antichità Tettamanti
Fig. 16 – rancesco Celebrano, Testa di uomo che ride (particolare), 1740-1760, Firenze, Antichità Tettamanti

Il Busto di uomo che ride è anch’esso in ottimo stato di conservazione, senza fenomeni di degrado in atto né danni meccanici evidenti. Ad eccezione di alcuni ingiallimenti localizzati, analoghi a quelli del busto compagno e concentrati sulle parti più sporgenti del volto – fronte, naso e guance (fig. 17) –, non presenta alterazioni, lacune o fratture.

Fig. 17 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760, Firenze, Antichità Tettamanti

Restauri

2011 - Alda Traversi: manutenzione.

Esposizioni

Esposizioni

Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989 / Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989, cat. n. 21.

La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000, cat. s.n.

Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio – 28 agosto 2011, cat. nn. 31-32.

Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, Roma, Fondazione Roma Museo / Palazzo Sciarra, 14 aprile – 1° luglio 2012, cat. nn. I.43-44.

Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno – 16 novembre 2014, cat. nn. XIII.50-51.

Bibliografia

Bibliografia

Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 56-57 cat. n. 21.

Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in “FMR”, XIV, 70, aprile 1989, p. 80.

Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 70-71 cat. s.n.

Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis, 2003, p. 29.

Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano Palazzo Vescovile, 13 maggio – 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, p. 85 cat. nn. 31-32.

Carlo La Bella, in Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile – 1° luglio 2012), a cura di Andrea G. De Marchi, Milano, Skira, 2012, pp. 78-79, 138 cat. nn. I.43-44.

Tomas Lochman, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno – 16 novembre 2014), Milano, Skira, 2014, pp. 162-163 cat. nn. XIII.50-51.

Gian Marco Russo, Francesco Celebrano e l’ultima stagione della scultura barocca a Napoli, tesi di specializzazione, Università di Bologna, a.a. 2019-2020 (relatore Andrea Bacchi), pp. 28, 48-49, 89-90 cat. nn. 1.8 a/b.

Note

Note

  1. A partire da Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, p. 70. ↩︎

  2. Per esempio, all’interno del corpus di Gaspare Traversi: Scena di adescamento, Napoli, collezione privata; Il risveglio dei sensi (Il solletico), New York, The Metropolitan Museum of Art, inv. 1976.100.19, oppure Scena di genere (Alla spinetta), collezione privata (Gianluca Forgione, Gaspare Traversi (1722-1770), Soncino, Edizioni dei Soncino, 2014, pp. 72, 94, 127, 167, n. A16, 178-179, n. A55, 194-195, n. A109). Per il costume procidano: Sylvain Bellenger, Carmine Romano, The Neapolitan Crèche at the Art Institute of Chicago, New Haven-London, The Art Institute of Chicago-Yale University Press, 2016, pp. 138-139, n. 23. ↩︎

  3. Se ne vede un esempio nella tela di Gaspare Traversi, La poppata, collezione privata (G. Forgione, Gaspare Traversi… cit. [nota 2], 2014, pp. 200, 268, n. A127). ↩︎

  4. Le attuali basi in marmo rosso venato di bianco sono dette «non originali» da Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 56-57 cat. n. 21. ↩︎

  5. Sull’attività di Celebrano scultore: Elio Catello, Francesco Celebrano e l’arte nel presepe napoletano del ’700, Napoli, Arturo Berisio, 1969; Mario Rotili, Celebrano, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, xxiii, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1979, pp. 356-361; Teodoro Fittipaldi, Scultura napoletana del Settecento, Napoli, Liguori Editore, 1980, pp. 211-219; e, da ultimo, per le commissioni di Sangro: Gianluca Forgione, I simulacri delle cose. La cappella Sansevero e il barocco romano, Torino, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo, 2019, pp. 19-22 et ad indicem. ↩︎

  6. Inv. ??. ↩︎

  7. Un’ottima introduzione è Stefano Tumidei, Un presepe napoletano del Settecento, Bologna, Musei Civici d’Arte Antica, 1999. ↩︎

  8. A. Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 4), 1989, p. 56 ↩︎

  9. A. Bacchi, F. Rossi, in La donazione… cit. (nota 1), 2000, pp. 70-71 cat. s.n. ↩︎

  10. Carlo La Bella, in Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile – 1° luglio 2012), a cura di Andrea G. De Marchi, Milano, Skira, 2012, pp. 78-79, 138 cat. nn. I.43-44; Tomas Lochman, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno – 16 novembre 2014), Milano, Skira, 2014, pp. 162-163 cat. nn. XIII.50-51. ↩︎

  11. Gian Marco Russo, Francesco Celebrano e l’ultima stagione della scultura barocca a Napoli, tesi di specializzazione, Università di Bologna, a.a. 2019-2020 (relatore Andrea Bacchi), pp. 48-49, 89-90 cat. nn. 1.8 a/b. L’autore presenta i marmi della Carrara, in una scheda dedicata, come opere sicure di Francesco Celebrano ma li didascalizza, nelle tavole della tesi, come opere “attribuite”. ↩︎

  12. Francesco Celebrano, Busto di uomo che ride; Busto di donna che ride, marmo bianco di Carrara con peduccio di bigio antico, 73 x 38 x 22 cm (figura maschile); 76,5 x 40 x 22 cm (figura femminile). ↩︎

  13. A. Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 4), 1989, p. 56. ↩︎

Fig. 1 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 2 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 3 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 4 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 5 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 6 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760
Fig. 7 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride (particolare), 1740-1760
Fig. 8 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 9 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 10 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 11 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 12 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 13 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760
Fig. 14 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride (particolare), 1740-1760
Fig. 15 – Francesco Celebrano, Testa di uomo che ride, 1740-1760, Firenze, Antichità Tettamanti
Fig. 16 – rancesco Celebrano, Testa di uomo che ride (particolare), 1740-1760, Firenze, Antichità Tettamanti
Fig. 17 – Francesco Celebrano, Testa di donna che ride, 1740-1760, Firenze, Antichità Tettamanti
Cover Francesco Celebrano, Testa di donna ridente - Testa di uomo ridente, 1740-1760
Cover Francesco Celebrano, Testa di donna ridente - Testa di uomo ridente, 1740-1760
of