Sommario
I due rilievi in marmo rappresentano San Luca e San Marco, visti di profilo ed entrambi con il proprio simbolo, rispettivamente il bue e il leone. Le due opere fanno parte di una serie di quattro rilievi avente per soggetto gli evangelisti, di cui vengono per la prima volta resi noti il San Matteo e il San Giovanni, ubicati in un palazzo di Osimo (Ancona). Già attribuiti a Orazio Marinali, i due piccoli marmi dell’Accademia Carrara sono stati accostati in seguito da Simone Guerriero all’ambito di Giovanni Bonazza. L’attribuzione è del tutto condivisibile e trova riscontro nel dato stilistico delle opere: l’aria stralunata delle figure e l’uso vivace del trapano si leggono bene in rapporto al linguaggio di Bonazza. La datazione più appropriata per i due evangelisti dell’Accademia Carrara è verso i primi anni Ottanta del Seicento: si tratterebbe dunque di una prova giovanile dell’artista, che riprenderebbe un genere scultoreo introdotto in Laguna dal suo maestro, il fiammingo Giusto Le Court.
Scheda di catalogo
di Alessandro Bruzzone
Descrizione e iconografia
I due rilievi rettangolari raffigurano gli evangelisti Luca e Marco, entrambi visti di profilo e rivolti a destra rispetto al riguardante (figg. 1-2). Ognuno di essi presenta al suo fianco il proprio simbolo, secondo la consolidata iconografia cristiana del Tetramorfo: il bue per Luca, il leone per Marco. I due animali appaiono addormentati, essi infatti riposano mansueti sulle spalle dei latori della parola di Cristo: si notano, da una parte, il muso del bovino appoggiato su una gamba distesa con lo zoccolo in evidenza, dall’altra la testa del felino reclinata sulle zampe, incrociate l’una sull’altra. Diversa è, invece, l’intensità espressiva delle figure umane: le bocche schiuse e il tono caricato, a cui si devono aggiungere i tratti fisiognomici marcati, conferiscono ai due santi un’aria stralunata. La capigliatura del San Luca mostra un carattere grafico, ottenuto grazie all’utilizzo paziente e ripetuto della gradina; diversamente, la vivacità con cui sono articolate le ciocche più corpose del San Marco tradisce l’uso del trapano. Due sottili lembi di panneggio nella parte bassa dei due rilievi chiudono la composizione.
Vicenda critica
I due profili di Evangelisti furono accostati da chi scrive a Orazio Marinali nel catalogo della mostra tenutasi al Museo Poldi Pezzoli nel 1989, occasione nella quale veniva presentata per la prima volta al pubblico la raccolta di sculture di Federico Zeri, destinata, alla morte dello studioso, all’Accademia Carrara di Bergamo.1 Il nome dello scultore nativo di Angarano pareva in quella sede la scelta più logica: alla sua bottega, infatti, sono state a lungo attribuite la maggior parte delle opere venete di età barocca destinate al collezionismo privato. A seguito della messa a fuoco di questo tipo di produzione, dovuta a un importante contributo di Simone Guerriero, il nome di Marinali è stato accantonato in favore di quello di Giovanni Bonazza.2 In tale sede, Guerriero ha infatti avvicinato i due profili qui discussi con la serie formata da altri quattro rilievi, anch’essi un tempo proprietà di Zeri e ora conservati all’Accademia Carrara (cat. nn. 22-23), con un gruppo di nove rilievi provenienti da Palazzo Grimani a Venezia, apparsi sul mercato antiquario londinese intorno al 1990, e con i quindici ovali di Palazzo Nani Mocenigo a San Trovaso a Venezia. Secondo lo studioso, questi lavori andrebbero riferiti in blocco all’ambito di Bonazza: allo scultore, infatti, si devono gli unici esemplari di questa tipologia firmati o comunque riferibili con sicurezza sulla base della testimonianza delle fonti.
Questa ricostruzione di Guerriero è stata generalmente accettata dalla critica: per quanto riguarda i nostri due profili, in particolare, l’attribuzione è stata confermata da Francesco Rossi e Stefano Petrocchi.3
Attribuzione e datazione
L’attribuzione a Giovanni Bonazza dei due Evangelisti ex Zeri proposta da Simone Guerriero pare del tutto convincente. Non si fa fatica, infatti, a riconoscere in questi due rilievi lo stesso temperamento bizzarro, caricaturale e quasi ai limiti del grottesco, che la critica a partire da Camillo Semenzato ha più volte sottolineato nelle opere di Bonazza.
Sono, inoltre, in grado di aggiungere due nuovi profili a rilievo al corpus dello scultore: si tratta di un San Matteo e di un San Giovanni Evangelista, che ho ritrovato in un palazzo a Osimo, nelle Marche (figg. 3-4).4 Per ragioni di coerenza stilistica e iconografica, a cui si deve aggiungere l’orientamento delle due figure (entrambe rivolte verso sinistra rispetto al riguardante), ritengo che essi siano da considerare i pendants del San Luca e del San Marco dell’Accademia Carrara. L’attribuzione a Bonazza pare confermata anche a voler considerare i due marmi di Osimo: le fattezze del San Matteo, in particolare, trovano efficaci riscontri nelle figure di alcuni dei settantasei medaglioni marmorei, raffiguranti uomini e donne illustri, dei Musei Civici di Padova, realizzati da Bonazza con largo impiego della bottega.5
La collocazione cronologica più verosimile per i quattro rilievi, i due di Bergamo e i due di Osimo, è da ricercarsi negli anni Ottanta del Seicento: Bonazza si riallaccerebbe allora alla moda per i profili a rilievo, di soggetto allegorico o storico, diffusasi in Laguna a partire dalle opere del suo maestro, Giusto Le Court.6 Gli esiti più alti di questa produzione, come i due giganteschi medaglioni raffiguranti Ezzelino e Attila di Padova o le serie con le regine e i re barbari del Walters Art Museum di Baltimora e del Museum of Fine Arts di Budapest, sarebbero seguiti nei decenni successivi, quando la ricerca di caratterizzazione e l’abilità tecnica dello scultore avrebbero raggiunto esiti ancora più alti.
Provenienza
Provenienza e storia museale
Come si ricava dalle informazioni fornite da Federico Zeri, i due rilievi furono presentati a un’asta dell’Hotel Drouot intorno al 1953.7 Le ricerche effettuate non hanno consentito di individuare la vendita in cui furono battuti; è tuttavia verosimile che l’acquisto da parte dello storico dell’arte risalga proprio a questa circostanza.
Rimasti nella villa di Mentana fino alla scomparsa di Zeri nel 1998, i rilievi sono giunti all’Accademia Carrara in seguito al legato testamentario da lui disposto a favore dell’istituzione museale bergamasca. Tra il 2000 e il 2008 furono esposti a parete entro cornici lignee nella sala XII, al secondo piano del percorso museale. Nel 2008, con la chiusura del museo per i lavori di ristrutturazione, i due marmi furono trasferiti nei depositi, per essere nuovamente esposti nella sala XXIV, intitolata Le sculture della raccolta di Federico Zeri, con la riapertura dell’Accademia Carrara nell’aprile 2015. In quell’occasione furono inseriti in un nuovo sistema di montaggio, che ne proteggeva i bordi, e presentati accanto agli altri quattro rilievi attribuiti a Giusto Le Court (cat. nn. 22-23). Nel nuovo allestimento museale, inaugurato nel gennaio 2023, i rilievi sono esposti nella sala XIII, intitolata Venezia tra Seicento e Settecento.
Conservazione e restauri
Stato di conservazione
In entrambi i rilievi, l’identificazione del litotipo, un marmo di non facile determinazione, è ostacolata dall’alterazione cromatica diffusa sulle superfici, peraltro in buono stato di conservazione. Queste presentano una tonalità prevalentemente bruna che, nelle zone più esposte, vira verso toni aranciati (figg. 5-6). Come spesso avviene nei materiali lapidei, l’alterazione potrebbe essere legata all’invecchiamento di sostanze organiche impiegate per la manutenzione, la lucidatura e la protezione delle superfici, quali miscele di oli e cere.
Sul Profilo di San Luca si osservano in particolare alcune macchie dai contorni netti, concentrate sullo sfondo in prossimità del volto, forse dovute a un maggiore assorbimento localizzato delle stesse sostanze (fig. 7).
Le tracce di lavorazione restano comunque ben leggibili: si riconoscono l’uso diffuso della gradina nei capelli (fig. 8), del trapano nei sottosquadri (fig. 9) e di punte per incidere sulla superficie i raggi luminosi nell’angolo superiore destro (fig. 10). Particolare è la tecnica esecutiva del corno del bue, realizzato con un frammento lapideo separato, inserito in un foro appositamente ricavato nel rilievo e probabilmente fissato con resina o malta. Dell’elemento resta oggi soltanto la porzione fratturata all’interno del blocco (fig. 11).
Il Profilo di San Marco presenta invece, esclusivamente sullo sfondo, alcune macchie dai contorni definiti, spesso circolari e di tonalità analoga all’alterazione generale, verosimilmente riconducibili ad assorbimenti localizzati delle medesime sostanze organiche (fig. 12).
Anche in questo caso sono ben leggibili le tracce degli strumenti. A differenza del San Luca, è particolarmente diffuso l’uso del trapano, con punte di diverse dimensioni per la resa dei capelli, della barba e dei dettagli del volto e del leone (figg. 13-15).
Nell’angolo superiore destro si riconoscono inoltre le incisioni a punta utilizzate per tracciare i raggi, mentre lungo il bordo inferiore sono presenti due fori che, per posizione, potrebbero essere riferiti all’inserimento di elementi metallici di ancoraggio (fig. 16).
Restauri
2011 - Alda Traversi: manutenzione.
Esposizioni
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989, cat. nn. 15a-b.
I Tiepolo e il Settecento vicentino, Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa, 26 maggio - 20 settembre 1990, cat. n. 7.16.2.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000, cat. s.n.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011, cat. nn. 20-21.
Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile - 1° luglio 2012, cat. nn. I.45-I.46.
Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015, cat. nn. I.45-I.46.
Bibliografia
Bibliografia
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 44-45 cat. nn. 15a-b [Orazio Marinali].
Franco Barbieri, Le scene della scultura, in I Tiepolo e il Settecento vicentino, catalogo della mostra (Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano del Grappa, 26 maggio - 20 settembre 1990), a cura di Fernando Rigon, Maria Elisa Avagnina, Franco Barbieri, Lionello Puppi, Remo Schiavo, Milano, Electa, 1990, pp. 226-229, 242-243 cat. n. 7.16.2 [Orazio Marinali?].
Federico Zeri, Confesso che ho sbagliato. Ricordi autobiografici, Milano, Longanesi, 1995, p. 148 [Orazio Marinali].
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 62-63 [Orazio Marinali].
Susanna Zanuso, s.v. Orazio Marinali, in La scultura a Venezia da Sansovino a Canova, a cura di Andrea Bacchi, Milano, Longanesi, 2000, p. 756 [Orazio Marinali].
Simone Guerriero, Le alterne fortune dei marmi: busti, teste di carattere e altre “scolture moderne” nelle collezioni veneziane tra Sei e Settecento, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento: nuovi studi, atti della giornata di studi (Venezia, Palazzo Franchetti, 30 novembre 2001), a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002, pp. 95-96 [Giovanni Bonazza].
Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, presentazione di Rossana Bossaglia, Bergamo, Bolis, 2003, p. 114 [Orazio Marinali].
Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno - 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 27 [Giovanni Bonazza].
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini e Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, pp. 80-81 cat. nn. 20-21 [Orazio Marinali].
Stefano Petrocchi, in Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile - 1° luglio 2012), a cura di Andrea De Marchi, Milano, Skira, 2012, pp. 80 (ill.), 138 cat. nn. I.45-I.46 [Giovanni Bonazza].
Stefano Petrocchi, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015), testi di Dario Del Bufalo, Esaù Dozio, Laurent Gorgerat, Tomas Lochman, Daniela Ricci, Milano, Skira, 2014, pp. 80 (ill.), 138 cat. nn. I.45-I.46 [Giovanni Bonazza].
Note
Note
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Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 44-45. ↩︎
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Simone Guerriero, Le alterne fortune dei marmi: busti, teste di carattere e altre “scolture moderne” nelle collezioni veneziane tra Sei e Settecento, in La scultura veneta del Seicento e del Settecento: nuovi studi, atti della giornata di studi (Venezia, Palazzo Franchetti, 30 novembre 2001), a cura di Giuseppe Pavanello, Venezia, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2002, pp. 95-96. ↩︎
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Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno - 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 27; Stefano Petrocchi, in Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile - 1° luglio 2012), a cura di Andrea G. De Marchi, Milano, Skira, 2012, pp. 80 (ill.), 138. ↩︎
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Ho già presentato le due opere nel corso di una conferenza tenuta all’Università Roma Tre in data 9 maggio 2022, senza in seguito pubblicarle. ↩︎
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Sui medaglioni dei Musei Civici di Padova, quanto rimane di una serie di novantacinque bassorilievi marmorei che decoravano la biblioteca del monastero padovano di San Giovanni di Verdara, si vedano, rispettivamente, le schede di Monica De Vincenti, Paola Rossi e Simone Guerriero in Dal Medioevo a Canova. Sculture dei Musei Civici di Padova dal Trecento all’Ottocento, catalogo della mostra (Padova, Musei Civici, 20 febbraio – 16 luglio 2000), a cura di Davide Banzato, Monica De Vincenti, Franca Pellegrini, Venezia, Marsilio, 2000, pp. 160-166, 169-192, nn. 84-93, 97-172. ↩︎
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Per una diversa lettura della giovinezza dell’artista si veda Simone Guerriero, La prima attività di Giovanni Bonazza, in “Arte veneta”, 67, 2010, pp. 73-101 (in particolare pp. 79-80). ↩︎
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A. Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 1), 1989, p. 46. ↩︎