Sommario
La terracotta raffigura un giovane uomo dai lineamenti idealizzati, con il capo cinto da una corona di grappoli d’uva e foglie, motivo che aveva portato a riconoscervi un’immagine di Bacco. L’opera, entrata nel 1998 all’Accademia Carrara con il lascito di Federico Zeri, era stata attribuita allo scultore francese François-Marie Poncet, proposta accolta dallo stesso Zeri e mantenuta dalla letteratura successiva. Un nuovo confronto permette ora di ricondurla con sicurezza a Bartolomeo Cavaceppi, uno dei maggiori protagonisti della scultura e del restauro dell’antico nella Roma del Settecento. La terracotta appare infatti strettamente collegata a un busto in marmo realizzato da Cavaceppi per Wörlitz e raffigurante l’imperatore Tiberio in veste all’antica, variamente interpretato in passato come Ercole o Bacco. Rispetto al marmo, la terracotta può essere riconosciuta verosimilmente come uno studio preparatorio, o meno probabilmente come un ricordo eseguito dopo la sua realizzazione. Il confronto consente anche di precisarne la datazione intorno al 1770, quando il busto di Tiberio risulta destinato al principe Leopoldo Federico Francesco di Anhalt-Dessau.
Scheda di catalogo
di Andrea Bacchi
Descrizione e iconografia
Il busto raffigura un giovane uomo. I lineamenti, regolari e idealizzati, sono incorniciati da una folta capigliatura raccolta sul capo, sulla quale si dispone una ricca corona di pampini e grappoli d’uva. Un nastro, intrecciato alla corona, ricade posteriormente sulla nuca. Il busto, tagliato poco sotto il petto, è in gran parte nudo, mentre lungo le spalle corre un drappo sottile, disposto in pieghe regolari e simmetriche (figg. 1-5).
In virtù della ghirlanda di grappoli d’uva e foglie che ne circonda il capo (fig. 6), la figura è stata inizialmente identificata come un giovane Bacco. Il marmo di Wörlitz (fig. 7), del quale questa terracotta costituisce verosimilmente uno studio preparatorio (cfr. Vicenda critica), era stato tuttavia identificato già nel 1788 da August Rode come raffigurazione di un Ercole giovane.1 Nel 1913 Adolph Hartmann interpretò invece lo stesso busto come un’immagine di Tiberio nelle vesti di Bacco.2 L’identificazione con Tiberio trova riscontro nelle carte d’archivio di Wörlitz, dalle quali risulta che nel 1770 Leopoldo Federico Francesco di Anhalt-Dessau (Dessau, 1740 - 1817) acquistò da Bartolomeo Cavaceppi sei busti di imperatori: quattro erano copie puntuali da modelli romani – Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio –, mentre i restanti due, raffiguranti Giulia Sabina e Tiberio, erano opere ispirate all’Antico o derivate da prototipi non ancora identificati.3
Vicenda critica, attribuzione e datazione
La terracotta venne riferita allo scultore lionese François-Marie Poncet (1736-1797) da Olivier Michel, studioso che aveva avviato il moderno recupero critico dell’artista e che comunicò verbalmente l’attribuzione a Federico Zeri.4 La proposta si fondava sul confronto con un’opera firmata da Poncet, una piccola statua a figura intera raffigurante Bacco, passata in asta da Sotheby’s a Londra nel 1984.5
Questa ipotesi attributiva aveva convinto lo stesso Zeri, chi scrive, e poi tutta la letteratura successiva. Il confronto con un busto di Bartolomeo Cavaceppi eseguito per Wörlitz permette ora di riconoscere in questa terracotta uno studio preparatorio, o meno probabilmente un ricordo d’après, da quel marmo (fig. 7).6 Nella sua lunga attività in veste di restauratore e scultore d’invenzione, Cavaceppi realizzò moltissime terrecotte, che egli teneva nel suo studio come materiale di lavoro e che intendeva lasciare all’Accademia di San Luca, ma che alla morte dell’artista (1799) vennero invece messe in vendita e furono acquistate in blocco dal marchese Giovanni Torlonia. Al momento della distruzione di Palazzo Torlonia a Piazza Venezia (1903) la raccolta venne in gran parte dispersa, sebbene un nucleo, acquistato da Evan Gorga, giunse infine nel 1949 nelle mani dello Stato, che lo destinò al Museo Nazionale di Palazzo Venezia.7
Il rapporto diretto con l’esemplare di Wörlitz consente dunque di ricondurre con sicurezza la terracotta a Cavaceppi e, al tempo stesso, di precisarne la cronologia, collocandone l’esecuzione intorno al 1770, data alla quale le carte d’archivio riferiscono il busto destinato a Leopoldo Federico Francesco III di Anhalt-Dessau.8
Provenienza
Provenienza e storia museale
Secondo quanto riferito da Federico Zeri, la terracotta riemerge intorno al 1972 sul mercato antiquario romano; risale con ogni probabilità a questa circostanza l’acquisto da parte dello storico dell’arte.9
Rimasta nella villa di Mentana fino alla scomparsa di Zeri nel 1998, la scultura è giunta all’Accademia Carrara in seguito al legato testamentario da lui disposto a favore dell’istituzione bergamasca. Tra il 2000 e il 2008 fu esposta nella sala dedicata al Neoclassicismo, all’interno della sezione del percorso museale riservata all’arte dell’Ottocento, al piano terra della barchessa di destra. Nel 2008, con la chiusura del museo per i lavori di ristrutturazione, l’opera fu trasferita nei depositi, per essere nuovamente esposta, alla riapertura dell’Accademia Carrara nell’aprile 2015, nella sala XXIV, intitolata Le sculture della raccolta di Federico Zeri. Nel nuovo allestimento museale, inaugurato nel gennaio 2023, la terracotta è stata collocata nella scala nobile, entro una nicchia del pianerottolo tra il primo e il secondo piano.
Conservazione e restauri
Stato di conservazione
L’opera è realizzata con un’argilla di colore chiaro, a impasto fine, ma caratterizzato dalla presenza di numerose impurità, la cui caduta ha lasciato sulla superficie piccole lacune di forma pressoché circolare (fig. 8). Mancanze di maggiori dimensioni interessano il nastro che corre sulle spalle della figura, in corrispondenza dell’estremità sinistra (fig. 9) e dietro la spalla destra (fig. 10); potrebbero essere dovute a danni meccanici oppure al distacco di porzioni del corpo ceramico in corrispondenza di fessurazioni. Un’ulteriore mancanza interessa una delle foglie di vite che coronano il capo della figura (fig. 11).
Sulla spalla destra è ben leggibile il numero «189», probabilmente inventariale, tracciato a matita direttamente sulla superficie ceramica (fig. 12).
L’opera è inoltre interessata da fratture e fessurazioni di diversa entità, il cui andamento sembra riconducibile a fenomeni di ritiro del corpo ceramico durante l’asciugatura o la cottura, favoriti probabilmente dalle notevoli dimensioni del busto (fig. 13). L’osservazione del retro mostra infatti come l’interno sia stato ampiamente scavato, verosimilmente per ridurre lo spessore e la massa dell’argilla e limitare le tensioni durante queste fasi della lavorazione (fig. 14).
Restauri
2011 - Alda Traversi: manutenzione.
Esposizioni
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989, cat. n. 23.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000, cat. s.n.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011, cat. n. 34.
Bibliografia
Bibliografia
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 60-61 cat. n. 23 [François-Marie Poncet].
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 80 [François-Marie Poncet].
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 80-81 [François-Marie Poncet].
Alessandra Mottola Molfino, Ricordi personali dedicati a Federico Zeri, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, p. 90 [François-Marie Poncet].
Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, presentazione di Rossana Bossaglia, Bergamo, Bolis, 2003, p. 29 [François-Marie Poncet].
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, p. 86 cat. n. 34 [François-Marie Poncet].
Note
Note
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August Rode, Beschreibung des Fürstlichen Anhalt-Dessauischen Landhauses und Englischen Gartens zu Wörlitz, Dessau, Verlag des Erziehungs-Instituts, 1788, p. 55. ↩︎
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Adolph Hartmann, Der Wörlitzer Park und seine Kunstschätze, Berlin, Verlag-Dr. Merkur, 1913, p. 38. ↩︎
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Seymour Howard, Bartolomeo Cavaceppi Eighteenth-Century Restorer, New York, Garland, 1982, p. 115. ↩︎
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Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, p. 60. ↩︎
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Olivier Michel, François-Marie Poncet (1736-1797) et le retour à l’antique, in Lyon et l’Italie. Six études d’histoire de l’art, études réunies par Gilles Chômer et Marie-Félicie Pérez, sous la direction de Daniel Ternois, Paris, Éditions du CNRS, 1984, pp. 115-180 (in particolare pp. 135-143). ↩︎
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Ingo Pfeifer, in Von der Schönheit weissen Marmors. Zum 200. Todestag Bartolomeo Cavaceppis, a cura di Thomas Weiss, Mainz, Philipp von Zabern, 1999, p. 111 cat. n. 4. ↩︎
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Maria Giulia Barberini, “Delli modelli che si trovano nello studio Cavaceppi”. Le terrecotte del Museo di Palazzo Venezia, in Bartolomeo Cavaceppi scultore romano (1717-1799), catalogo della mostra (Roma, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, 25 gennaio - 15 marzo 1994), a cura di Maria Giulia Barberini e Carlo Gasparri, Roma, Fratelli Palombi Editori, 1994, pp. 79-84; Cristiano Giometti, in Museo Nazionale del Palazzo di Venezia. 4. Sculture in terracotta, a cura di Cristiano Giometti, Roma, Gangemi Editore, 2011, pp. 108-118, cat. nn. 109-141. ↩︎
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S. Howard, Bartolomeo Cavaceppi… cit. (nota 3), 1982, p. 115. ↩︎
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A. Bacchi, in Il conoscitore… cit. (nota 4), 1989, p. 46. ↩︎