Introduzione: Le sculture della collezione Zeri

Introduzione
Paolo Plebani

Federico Zeri è stato uno dei grandi conoscitori e storici dell’arte del Novecento. Spirito libero e anticonformista, fu uno studioso rigoroso, dotato di una memoria visiva prodigiosa e di un “occhio” eccezionale. Nei suoi scritti ha lasciato un patrimonio di ricerche, intuizioni e attribuzioni che costituisce ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della storia dell’arte italiana.

La collezione di sculture di Federico Zeri, frutto di una passione coltivata nel corso di molti anni, rappresenta forse, più di altri aspetti della sua attività, un riflesso particolarmente significativo del suo modo di guardare le opere d’arte. Non nasce infatti da un progetto rigidamente definito, né dalla volontà di documentare in maniera sistematica scuole, epoche o artisti. Si forma piuttosto attraverso incontri, occasioni e scoperte, seguendo la curiosità del conoscitore e la sua attrazione per opere capaci di porre interrogativi di attribuzione, datazione e provenienza.

Le sculture furono acquistate in momenti diversi, sul mercato italiano e internazionale, presso antiquari, gallerie e case d’asta, oppure provenivano da precedenti collezioni private. Alcune accompagnarono Zeri per decenni, dall’appartamento romano di via Severano alla villa di Mentana; altre entrarono nella raccolta più tardi. Ne risultò un insieme eterogeneo, nel quale marmi, terrecotte, legni e stucchi, dal Quattrocento all’Ottocento, testimoniano interessi che si estendevano ben oltre il campo della pittura al quale è principalmente legata la fama dello studioso.

Nella villa di Mentana le sculture non costituivano una raccolta separata, ordinata secondo criteri museali, ma erano inserite negli ambienti della casa insieme a dipinti, mobili e altri oggetti. Le fotografie storiche consentono in alcuni casi di riconoscerne la mutevole collocazione e restituiscono l’immagine di spazi nei quali opere di epoche, scuole e tecniche differenti convivevano e potevano essere continuamente osservate e confrontate. Le sculture erano dunque oggetti da collezione, ma anche presenze quotidiane e occasioni di studio.

Per molto tempo la raccolta rimase un piacere privato del collezionista e della cerchia di amici, colleghi e studenti ammessi a frequentare le stanze della residenza costruita da Andrea Busiri Vici a Mentana tra il 1963 e il 1967. Solo alla fine degli anni Ottanta la collezione acquistò una dimensione pubblica. Il momento decisivo fu il 1989, quando Andrea Bacchi ne curò la prima catalogazione sistematica in occasione della mostra Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, presentata al Museo Poldi Pezzoli e successivamente all’Accademia Carrara. Le opere uscivano così dagli ambienti della casa di Mentana per essere considerate per la prima volta nel loro insieme e sottoposte a un’indagine scientifica. Quel catalogo costituisce ancora oggi un riferimento imprescindibile e, nello stesso tempo, il punto di partenza dal quale osservare quanto gli studi successivi abbiano confermato, precisato o modificato le proposte allora formulate.

Alla morte di Zeri, nel 1998, le sculture furono destinate per volontà testamentaria all’Accademia Carrara. Il lascito suggellava il lungo rapporto dello studioso con il museo bergamasco e introduceva nelle sue raccolte, storicamente caratterizzate soprattutto dalla pittura, un significativo nucleo di opere plastiche, ampliandone cronologie, materiali e ambiti culturali. Si trattava di un esito tutt’altro che casuale, ma consapevolmente perseguito dallo stesso Zeri, che attraverso il lascito contribuiva a modificare la fisionomia delle collezioni del museo.

A oltre venticinque anni da quell’ingresso, questa pubblicazione nasce dalla volontà di interrogare nuovamente e in modo sistematico le opere. L’esame diretto, la revisione della bibliografia e le ricerche condotte in archivi e fototeche hanno permesso di approfondirne la storia materiale e collezionistica e di riconsiderare attribuzioni e datazioni alla luce degli studi più recenti. In alcuni casi sono state precisate proposte precedenti; in altri sono emersi nuovi elementi e nuove ipotesi.

Tornare oggi sulle sculture raccolte da Federico Zeri significa non soltanto misurare i progressi compiuti nel corso degli ultimi decenni dagli studi sulla scultura di età moderna, che hanno profondamente ampliato le conoscenze su artisti, botteghe e contesti di produzione, ma anche riprendere i problemi che avevano attirato il suo sguardo e sottoporli nuovamente al confronto con le opere, i documenti e gli studi. È forse questo il modo più coerente di confrontarsi con una raccolta nata dall’esercizio della connoisseurship: considerare ogni attribuzione non come un risultato definitivo, ma come un’ipotesi che la ricerca è continuamente chiamata a verificare.