Prefazione: Catalogare per conoscere

Catalogare per conoscere
Maria Luisa Pacelli

La catalogazione costituisce uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali un museo conosce il proprio patrimonio. Come sappiamo, non si tratta di una semplice registrazione di dati: identificare, descrivere e documentare un’opera, ricostruirne la storia, metterla in relazione con altre e sottoporre a verifica quanto è stato acquisito dagli studi sono operazioni di natura critica. La catalogazione scientifica produce dunque una conoscenza dell’oggetto artistico ravvicinata e a tutto tondo e, proprio per questo, costituisce uno dei presupposti della tutela, della conservazione e della valorizzazione del patrimonio.

Essa occupa un posto centrale anche nel metodo di Federico Zeri. Nella sua attività di conoscitore, l’osservazione diretta delle opere, la raccolta e la classificazione delle immagini, il confronto e la continua verifica delle attribuzioni costituivano momenti di uno stesso processo conoscitivo. Ne è testimonianza la sua straordinaria fototeca, costruita e ordinata nel corso di una vita come vero e proprio strumento di lavoro, ma lo sono altrettanto i numerosi cataloghi di collezioni pubbliche e private ai quali Zeri dedicò una parte fondamentale della propria attività. Dai grandi repertori della pittura italiana conservata nei musei americani, agli studi sulle raccolte Pallavicini, Cini e Lia, fino al catalogo della collezione Morelli dell’Accademia Carrara, il lavoro sulle singole opere diventava occasione per precisare attribuzioni e cronologie, ricostruire personalità artistiche e corpora, riportare alla luce autori e contesti rimasti ai margini della storiografia.

In questa prospettiva, un catalogo ragionato rappresenta una sfida particolarmente interessante per tornare oggi sulla collezione di sculture che Federico Zeri destinò all’Accademia Carrara. Alla sua morte, nel 1998, lo studioso lasciò al museo quarantasei sculture di epoche, provenienze e materiali diversi, introducendo nelle raccolte un ambito fino ad allora rappresentato in maniera soltanto marginale. La donazione testimonia anche il rapporto costruito nel tempo con la Carrara e, in particolare, con Francesco Rossi, direttore del museo dal 1974 al 2004, con il quale Zeri aveva condiviso le ricerche per il catalogo della raccolta Morelli, di cui aveva redatto molte schede.

Pure la natura della collezione di sculture riflette la curiosità e il metodo dello studioso. Molte delle opere furono acquisite perché ponevano problemi di attribuzione, datazione o provenienza e offrivano dunque materia per l’esercizio del confronto e dell’indagine. Già oggetto di studi, questo nucleo di opere è stato nuovamente esaminato alla luce di conoscenze e possibilità di confronto oggi più ampie. Le ricerche condotte hanno consentito di precisare dati, ricostruire vicende conservative e collezionistiche, verificare proposte precedenti e, in diversi casi, formulare nuove attribuzioni o mettere meglio a fuoco questioni che rimangono aperte.

La scelta di pubblicare questo lavoro in forma digitale costituisce un ulteriore elemento di interesse del progetto. Non si tratta della semplice trasposizione online di un volume cartaceo, ma di uno strumento concepito per conservare il rigore proprio della catalogazione scientifica, superandone al tempo stesso alcuni limiti materiali. La struttura digitale consente infatti di aggiornare le schede alla luce di nuove acquisizioni documentarie o critiche, di aggiungerne altre, di ampliare il corredo bibliografico e iconografico e di stabilire rimandi e confronti tra opere, immagini e risorse conservate anche in altre istituzioni. Gli aggiornamenti non cancellano inoltre le redazioni precedenti, che rimangono archiviate e documentano nel tempo l’evoluzione degli studi. Il catalogo non si chiude dunque con la sua pubblicazione, ma resta aperto alla ricerca e alla crescita delle conoscenze.

La struttura delle schede, messa a punto dal curatore, risponde precisamente alle finalità che il museo si pone nello studio e nella divulgazione della conoscenza del proprio patrimonio. Alla verifica puntuale dei dati oggettivi – materiali, tecniche, misure, iscrizioni, inventari, provenienza – si affiancano la descrizione analitica dell’opera, la ricostruzione della sua vicenda critica e una restituzione altrettanto puntuale dello stato degli studi, distinguendo quanto può considerarsi acquisito dalle questioni che rimangono da risolvere. Il catalogo diventa così non soltanto il luogo nel quale vengono raccolte le conoscenze raggiunte, ma anche quello nel quale sono resi riconoscibili i problemi ancora da affrontare e le possibili direzioni della ricerca.

La dimensione digitale permette infine di rendere questa ricchezza di informazioni più facilmente interrogabile e accessibile. La possibilità di muoversi tra diversi livelli di lettura, di effettuare ricerche trasversali, di seguire rimandi bibliografici e iconografici e di raggiungere altre risorse online fa del catalogo uno strumento destinato tanto agli studiosi quanto a chi desideri approfondire la conoscenza delle opere. Una scelta che risponde a un principio al quale Accademia Carrara attribuisce particolare importanza: fare della qualità scientifica della ricerca non un elemento di specializzazione e chiusura, ma il presupposto per una conoscenza del patrimonio il più possibile accessibile e condivisa.

La pubblicazione del catalogo è stata inoltre l’occasione per inaugurare Cantiere Museo, una linea di lavoro con cui Accademia Carrara intende condividere alcuni dei processi di ricerca, studio, conservazione e riallestimento che accompagnano la vita delle collezioni. Il primo episodio, Federico Zeri. Un diario personale (12 novembre 2026 – 4 luglio 2027), assume la forma di una mostra-laboratorio: una sala riunisce l’intera collezione di sculture donata da Zeri, comprese le opere normalmente conservate nei depositi, e mette a disposizione del pubblico il presente catalogo digitale, consultabile direttamente nello spazio espositivo; il percorso prosegue con dipinti legati alle ricerche dello studioso, materiali della sua biblioteca e fototeca, il nucleo dei dipinti olandesi donati da Morelli da lui catalogato con Francesco Rossi e un restauro presentato nel suo farsi. Alla mostra si affianca un programma di incontri dedicati alla figura di Zeri, al suo rapporto con Accademia Carrara e ai diversi aspetti della sua attività di conoscitore e collezionista.

Il progetto del catalogo è nato nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Federico Zeri ed è curato da Paolo Plebani, conservatore responsabile delle collezioni di Accademia Carrara. Un particolare ringraziamento va ad Andrea Bacchi, direttore della Fondazione Federico Zeri, che ha accompagnato il progetto garantendo un costante confronto sui temi che interessano il corpus contribuendo in maniera importante all’approfondimento degli studi sulla raccolta e sulla sua storia.

Nella redazione dei testi, al curatore si sono affiancati lo stesso Andrea Bacchi, Giulia Zaccariotto e Agostino Allegri, vecchio e nuovo conservatore della scultura di Accademia Carrara, insieme a un gruppo di giovani storici dell’arte – Luca Annibali, Nicola Ciarlo, Claudio Collari, Davide Lipari, Gerardo Moscariello, Riccardo Naldi, Paolo Parmiggiani, Lorenzo Principi e Marco Scansani. Il loro coinvolgimento è stato possibile grazie al sostegno degli Amici della Fondazione Zeri, che desideriamo qui ringraziare. Mauro Magliani, professionista specializzato nella fotografia di documentazione del patrimonio artistico, ha realizzato la nuova campagna fotografica delle opere.

Un ringraziamento particolare va infine alla Fondazione Banca Popolare di Bergamo il cui sostegno alle attività di studio, ricerca e tutela del patrimonio rende possibile un lavoro essenziale per la conoscenza e la valorizzazione delle collezioni del museo, come nel caso della realizzazione di questo progetto.